- Anassagora e i fisici materialisti nella storia del pensiero medievale
- CUIS 2014. Filosofi e libri della Terra d’Otranto fra l’eredità greco-bizantina e fermenti culturali del Rinascimento.
- Storia della meteorologia medievale
- Il pensiero francescano del XIII-XV secolo
- Forme ermetiche di vita artificiale e modelli di trasformazione. Dal Medioevo alla prima età moderna (Hermetic Forms of Artificial Life and Models of Transformation. From the Middle Ages to the Early Modern Period) (Antonella Sannino)
- Studi sulle fonti di Meister Eckhart
- Feodor-Lynen-Fellowship, Alexander-von-Humboldt Stiftung: Between Philosophy and Convention: Albertus Magnus’ Approach towards an Empirical Anthropology.
1. Anassagora e i fisici materialisti nella storia del pensiero medievale (Nadia Bray).
La ricezione dei filosofi presocratici nel Medioevo, questione non particolarmente indagata nella storiografia, è al centro del progetto Anassagora e i fisici materialisti nella storia del pensiero medievale. Condotta sulla base del metodo dossografico, la ricerca intende considerare la ricezione di Anassagora ed Empedocle in autori compresi tra il V e il XIV secolo attraverso una ricognizione sistematica delle menzioni esplicite dei loro nomi, lo studio delle dottrine che furono loro attribuite e i motivi di consenso o di critica con cui furono discusse.
Risultati più approfonditi relativi alla ricognizione sistematica delle citazioni esplicite delle dottrine di Anassagora in autori come Alberto il Grande, Tommaso d’Aquino, Meister Eckhart e Tommaso di York concernono due aspetti principali, di seguito indicati, e sono in corso di pubblicazione in due articoli dedicati alla ricezione di Anassagora rispettivamente in Tommaso di York e in Alberto il Grande: il nome di Anassagora e le dottrine a lui attribuite, in particolare la questione della latenza delle forme presenti nella materia, sono al centro del dibattito tardo-medievale, espresso dalle opposte posizioni degli autori che le criticano (Alberto e Tommaso d’Aquino) o che le accolgono (Tommaso di York ed Eckhart); condivise o criticate, le dottrine di Anassagora sono intese come concordanti con teorie della tradizione filosofica ermetica e stoica (Tommaso di York ed Eckhart) o addirittura esplicitamente indicate il presupposto filosofico degli errori fondamentali dei filosofi stoici (Alberto il Grande).
Il primo risultato del rilevamento riguarda la conoscenza delle fonti che hanno veicolato informazioni di Anassagora nel millennio medievale: dalle opere dei classici latini e dei Padri della Chiesa gli autori dei secoli V-XIII apprendono il profilo di Anassagora, uomo saggio e virtuoso, distaccato dai beni materiali, dedito alla contemplazione del mondo naturale, condannato per empietà per aver negato la natura divina del sole, riconoscendolo niente più che una stella infuocata; a partire dalla seconda metà del XIII secolo, dal corpus aristotelicum gli autori integrano il suddetto profilo con informazioni relative alla sua dottrina, ricostruita in base ai giudizi critici, positivi e negativi, espressi da Aristotele stesso nelle sue opere.
2. CUIS 2014. Filosofi e libri della Terra d’Otranto fra l’eredità greco-bizantina e fermenti culturali del Rinascimento. (Luana Rizzo)
Il progetto promuove la conoscenza della Storia della filosofia nella Terra d’Otranto attraverso la produzione e la circolazione dei suoi vettori materiali, i libri, con particolare riferimento all’eredità bizantina, al Medioevo e al Rinascimento, gettando luce sulla continuità delle testimonianze filosofiche dal XIII secolo al XVI secolo, al fine di divulgare il patrimonio delle opere filosofiche scritte o copiate nel Salento, manoscritte ed edite nelle diverse lingue utilizzate (greca, latina, volgare ed ebraica). Si propone lo scopo di tracciare lo sviluppo della peculiare tradizione filosofica della Terra d’Otranto e rendere espliciti i suoi legami con i più prestigiosi circoli accademici del suo tempo, per investigare la relazione tra la cultura greca bizantina ed ebraica, per valutare il contributo della tradizione latina, conoscere e diffondere le dinamiche della trasmissione della conoscenza filosofica nella Terra d’Otranto tra il XIII e il XVI secolo. Esso si articola in tre fasi: 1. Censimento e catalogazione delle opere filosofiche prodotte in Terra d’Otranto (manoscritte e a stampa). 2. Studio ed analisi della produzione filosofica in lingua greca, latina, volgare ed ebraica e della sua circolazione e diffusione nel milieu otrantino considerate anche all’interno del pensiero mediterraneo. 3. Redazione di schede descrittive e loro digitalizzazione.
Il progetto, promosso dal Comune di Tricase (LE) e finanziato dal CUIS (Consorzio Universitario Interprovinciale Salentino), è ideato, realizzato e cofinanziato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università del Salento.
3. Storia della meteorologia medievale (Elisa Rubino)
Nell’ambito degli studi sulla meteorologia medievale nel 2010 è stato pubblicato un volume nella serie dell’Aristoteles Latinus. La pubblicazione ha restituito agli studiosi contemporanei la più antica traduzione medievale della Meteorologia di Aristotele, che Enrico Aristippo realizzò attorno al 1150, dal greco in latino. L’edizione critica della Translatio Henrici, sebbene circoscritta al IV libro dell’opera aristotelica, ricostruisce un pezzo importante della storia dell’aristotelismo nel Medioevo. Stabilisce l’ingresso dei Meteorologica nel mondo latino. Definsice meglio l’attività e il ruolo del traduttore siciliano.
Un testimone manoscritto, conservato presso la Bibliothèque Carnegie di Reims e considerato poco importante dagli studiosi, in particolare, ha permesso di fare luce sulla nascita della raccolta che diffuse la meteorologia di Aristotele, e che tutti i commentatori medievali conobbero come Liber Metheororum. La raccolta è un testo composito, che mette insieme tre traduzioni: i primi tre libri dei Meteorologica di Aristotele, tradotti da Gerardo da Cremona dall’arabo in latino; il IV ed ultimo libro dell’opera aristotelica tradotto da Enrico Aristippo dal greco; il De mineralibusdi Avicenna nella traduzione latina di Alfredo Anglico. Proprio a quest’ultimo, primo commentatore medievale dei Meteorologica, si deve la nascita stessa del Liber Metheororum, raccolta che pertanto possiamo definire Editio Alfrediana.
Considerato il grande successo conseguito dell’opera nel Medioevo, il progetto dedicato alla meteorologia continuerà con lo studio dei commenti latini del Liber Metheororum, rimasti ancora inediti. Primi fra tutti saranno oggetto di studio i commenti di Alfredo Anglico e di Adam di Bockenfield.
5. Il pensiero francescano del XIII-XV secolo (Irene Zavattero)
Iniziato nel 2016, questo progetto, che gode di un finanziamento della società Lampre srl e che si inserisce nel quadro delle attività del Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, si pone l’obiettivo di indagare ed approfondire alcune tematiche del pensiero francescano attraverso convegni e pubblicazioni scientifiche. Una giornata di studio tenutasi nel 2016 ha affrontato la dottrina delle idee divine nel pensiero francescano del XIII-XIV secolo, mentre nel 2017, in occasione degli 800 anni dalla nascita di Bonaventura da Bagnoregio, si è tenuto un convegno sulla teoria antropologica bonaventuriana. Gli atti di questi due incontri sono stati pubblicati nella collana Flumen Sapientiae. Studi sul pensiero medievale (casa editrice Aracne):Divine Ideas in Franciscan Thought (XIIIth-XIVth century) (FLS 8); L’uomo nel pensiero di Bonaventura da Bagnoregio (FLS 11). La collana ha ospitato anche due volumi postumi di M. Arosio dedicati al pensiero francescano: Sull’intelligenza della fede in Bonaventura da Bagnoregio. Un secolo di studi (FLS 2) e Bartolomeo da Colle di Val d’Elsa, predicatore dell’Osservanza francescana. Uno studio storico–filosofico (FLS 5). Di recente pubblicazione è anche il volume Credito e Monti di Pietà tra Medioevo e età moderna. Un bilancio storiografico (Il Mulino) in cui sono stati raccolti gli atti del convegno tenutosi nel 2018 e dedicato all’istituzione creditizia, i Monti di Pietà, promossa da alcuni francescani a partire dalla metà del XV secolo. Il pensiero di Bonaventura è al centro delle ricerche di Tommaso Manzon, dottorando del xxxv ciclo del Dottorato in “Culture d’Europa” dell’Università di Trento, che studia la ricezione dei Padri Greci nell’opera bonaventuriana con particolare riferimento alla dottrina delle idee. Il progetto non trascura, inoltre, di approfondire il pensiero dei primi maestri francescani dell’Università di Parigi (Alessandro di Hales, la Summa halensis, Giovanni de La Rochelle) segnatamente la dottrina della volontà e della libertà.
Responsabile scientifica: Irene Zavattero
6. Forme ermetiche di vita artificiale e modelli di trasformazione. Dal Medioevo alla prima età moderna (Hermetic Forms of Artificial Life and Models of Transformation. From the Middle Ages to the Early Modern Period)
Obiettivo del programma è analizzare le forme di vita artificiale descritte nei testi alchemici e magici attribuiti a Ermete Trismegisto e allo Pseudo-Jābir ibn Ḥayyān al-Azdī, (Latino Geber), nel solco delle ricerche inaugurate da David Pingree nel saggio From Hermes to Jābir and the Book of the Cow (in Magic and the Classical Tradition, ed. C. Burnett and W. F. Ryan, Warburg Institute, London 2006).
In questo contributo lo studioso ha dimostrato quanto tre diverse tradizioni culturali – simbolicamente rappresentate nella leggenda dei “tre Hermes” (greco-egiziano, harraniano e mesopotamico) – abbiano contribuito alla varietà delle tecniche ermetiche per la creazione di vita artificiale.
La ricerca sarà condotta sia sull’asse sincronico, con particolare attenzione al rapporto tra fonti greco-arabe, sia sull’asse diacronico, seguendo la trasmissione e recezione di corpora (latino e lingue nazionali), al fine di evidenziarne i modelli di trasformazione concettuale negli autori medievali e di prima età moderna.
Il caso del De mirabilibus mundi è una testimonianza valida: la ‘magia delle meraviglie’ rappresenta il tentativo di collocare le pratiche magiche all’interno di un quadro filosofico naturale più ampio, legato all’alchimia e alle teorie medievali sulla vita artificiale (De proprietatibus, Liber vaccae, Liber Aneguemis minor). Questi testi presentano la creazione alchemica come processo metafisico e materiale della generazione della vita animale, vegetale, usando sperma, uteri e sostanze organiche.
A tale tradizione di scritti, che sin dalla tradizione manoscritta mostrano legami da verificare, si aggiunge il Liber de essentiis essentiarum, un’enigmatica opera dedicata a Roberto d’Angiò e con l’attribuzione ad un certo Tommaso, cappellano di corte.
L’analisi dei testimoni della trasmissione potrebbe rivelarsi utile per comprendere la precisa interrelazione tra tradizioni magiche “ermetiche” e quelle alchemiche centrate sulla produzione artificiale di vita. In questa prospettiva va letta anche la pratica teurgica dell’animazione delle statue, (presente nell’Asclepius ermetico) e dei talismani. Questi atti si configurano come emulazione dei poteri divini creativi propri di Dio, sfruttando le forze fisiche e spirituali della natura.
Lo studio della recezione di tali “esperimenti” suggerisce:
a) una riflessione sulla natura della magia organica e dell’alchimia; analisi del rapporto magia-alchimia.
b) un ampliamento del criterio di classificazione del programma di edizione e studio dei testi, Hermes Latinus, Corpus Christianorum Continuatio Meadiaevalis, che dirigo con David Porreca e Bruno Rochette. A tal proposito si segnala il recente volume:
Ps. Apuleii Asclepius, ed. a cura di Matteo Stefani, Turnhout 2019 (Corpus Christianorum Continuatio Maedievalis Hermes Latinus CXLIII).
La seconda fase Hermes vulgaris sarà articolata in più parti:
– individuazione di nuclei tematici forti peculiari a tale composita tradizione, a partire proprio dal tema della generazione artificiale della vita, che si rintraccia nei testi su citati, indicati dagli autori medievali genericamente come libri experimentatorum/experimentorum;
– identificazione dei libri experimentatorum/experimentorum;
– censimento delle traduzioni in volgare (fiorentino, catalano, inglese, francese ecc.) e dunque indagine in età rinascimentale e prima età moderna.
Il Progetto ha ottenuto un finanziamento per un soggiorno di ricerca della durata di un semestre presso the Science History Institute of Philadelphia (2021). Un aspetto rilevante della ricerca sarà la diffusione dei risultati, attraverso la realizzazione di materiali di lavoro (trascrizione, traduzione ecc) per la banca dati online: Bibliotheca philosophica virtualis (www.bphv.eu), biblioteca digitale e banca dati di testi significativi del sapere medievale e rinascimentale, nelle versioni occidentali (latino, greco, lingue vernacolari) ed orientali (arabo).
Il progetto, ideato e diretto da Antonella Sannino, è nato nel 2014 ed è stato ripetutamente finanziato: Regione Campania, Reti d’eccellenza, legge 13/04; 2015 Hill Musem Monastic Library (Sant John university, Usa); 2015 2020 Prin (Unità “L’Orientale” Lorenzo Bianchi, Antonella Sannino, “Costellazioni concettuali nel pensiero della prima età moderna. fonti, testi, fortuna”); 2020-2021: Science Institute of Philadelphia.
7. Studi sulle fonti di Meister Eckhart
Il progetto affronta la questione delle fonti del pensiero eckhartiano sulla base di una documentazione sistematica ed esaustiva, che si basa su un indice complessivo ancora inedito, ma già disponibile delle opere latine e tedesche pubblicate nell’edizione storico-critica di Stoccarda. La ricerca intende presentare questi materiali in forma commentata, illustrando autore per autore ed opera per opera il tipo di testo utilizzato da Eckhart, la traduzione eventualmente usata, la corrispondente diffusione manoscritta e la loro disponibilità nei luoghi ove lavorò, il modo, la frequenza e la precisione della loro utilizzazione, la presenza di eventuali intermediari, e infine i risultati dell’esame comparativo delle citazioni nelle opere latine e in quelle tedesche.
Fino ad ora sono stati pubblicati due volumi, che analizzano le fon-ti seguenti: Aristotele (De anima), Agostino (De Trinitate), Avicenna, Ps. Dionigi, Liber de causis, Proclo, Seneca (I volume, 2008); Aristotele (Me- taphysica), Liber XXIV philosophorum, Origene, Platone, Cicerone, Mosè Maimonide, Tommaso d’Aquino (II volume, 2013).
In questo ambito di ricerca sono poi apparsi studi specifici dedicati a Proclo e il Liber de Causis (“Reading Proclus and the Book of Causes” (ed. Dragos Calma, Brill 2020) e Alberto Magno (Lectio Albertina 2019) nelle opere di Meister Eckhart a cura di Alessandra Beccarisi. Loris Sturlese lavora attualmente alla redazione degli indici complessivi delle fonti per l’edizione nazionale delle opere latine e tedesche di Meister Eckhart.
8. Feodor-Lynen-Fellowship, Alexander-von-Humboldt Stiftung: Between Philosophy and Convention: Albertus Magnus’ Approach towards an Empirical Anthropology.
Alberto Magno (1200-1280) è probabilmente il primo e sicuramente uno dei più influenti autori del XIII secolo che studiano l’essere umano dal punto di vista della filosofia naturale. Questa “naturalizzazione” dell’essere umano, una caratteristica spesso considerata un tratto distintivo del Rinascimento, si nota già negli scritti di Alberto Magno, in un modo che consente ad alcuni studiosi di parlare di una “umanizzazione dell’essere umano” nella sua filosofia. Tuttavia, questo approccio si scontra con le teorie albertine nell’ambito della filosofia naturale. Nel momento in cui Alberto si allontana dal discorso teorico sulla natura umana ed entra nei dettagli – ad esempio discutendo la natura delle donne, o la natura di un popolo come i tedeschi, oppure i limiti materiali imposti all’intelletto nella sua azione, – alcune convenzioni e pregiudizi iniziano a manifestarsi.
Partendo dalla prospettiva della filosofia naturale disponiamo di uno strumento efficace per scoprire una contraddizione che attraversa in profondo la struttura della filosofia e del pensiero di Alberto. In molti opere e in diverse espressioni pregnanti egli mette al fuoco la dignità dell’essere umano – l’uomo è l’essere più perfetto di tutti gli esseri viventi (homo perfectissimum animalium), il nesso tra Dio e il mondo creato (nexus Dei et mundi), l’uomo, in quanto uomo, è solo intelletto (homo inquantum homo solus est intellectus). Queste ed altre sono alcune delle sue frasi più famose e ricorrenti. D’altra parte, tuttavia, Alberto limita l’universale dignità umana nella sua filosofia naturale. Le sue teorie naturali, anche se sostenute del sapere scientifico dell’epoca, supportano in effetti le convenzioni e i pregiudizi tradizionali.
Da queste tensioni nascono le domande che affeontate nel presente progetto: (1) Quali strategie assume Alberto per confrontare le tensioni descritte (tra universale ed individuale; tra discorso metafisico e discorso naturale; tra la libertà dell’intelletto e della volontà e i loro limiti). Tali potrebbero essere, ad esempio, invocare la materia come un principio dei limiti individuali e dei difetti nella natura universale; oppure i “difetti della natura” sono semplicemente trattati come eccezioni della definizione generale, dei casi speciali? (2) Oppure se queste tensioni restano insite nello “spirito dell’epoca” senza essere percepite come incongruenze? Queste domande indicano un problema metodologico fondamentale: (3) Quale è il modo adeguato per lo storico della filosofia per confrontarsi con il problema dei pregiudizi nella scienza e nella filosofia?
Responsabile scientifica: Evelina Miteva (Feodor Lynen Fellow)
Albert the Great (1200-1280) is probably the earliest and certainly one of the most influential authors in the 13th century who study the human being from the perspective of natural philosophy. Thus, ‘naturalization’ of the human being, a feature, which is often regarded as characteristic of the Renaissance, finds its distinctive expression already in Albert the Great, in a manner, which lets some scholars speak of a “humanization of the human being” in his philosophy.
However, this “progressive” approach clashes with his individual theories in the different fields of natural philosophy. As soon as Albert leaves the theoretical discourse on human nature and goes into detail (e.g. discussing the nature of women or the nature of a people such as the Germans), certain prejudices start to show up. The perspective of natural philosophy provides an effective way to uncover a contradiction, which runs deep through the structure of Albert’s philosophy and thinking. Albert formulates in many works and in several succinct expressions the dignity of the human being – the human is the most perfect of all living beings (homo perfectissimum animalium), the human being is the link between God and the created world (nexus Dei et mundi), the human as a human being is solely an intellect (homo inquantum homo solus est intellectus). These are some of his most famous and recurrent phrases. At the same time, however, Albert is undermining this high and universal dignity in his reflections on natural philosophy. Even if these, from Albert’s point of view, are backed by the current scientific knowledge and theories of his time, the arguments serve only to support traditional beliefs. These tensions and contradictions raise many questions, three of which I would like to address: (1) Is Albert even aware of these contradictions? (2) If so, does he invoke theoretical strategies to solve them (for example, by assuming that matter introduces a specificity and deficiency in the general definition), or are they simply treated as special cases? (3) If not, are there any good reasons to explain why these tensions were not perceived as inconsistencies? These questions point to a fundamental methodological problem: How should a historian of philosophy deal with such inconsistencies? One possible approach is to distance oneself from the epoch and its specific biases, and to consider only universal, philosophical statements, as is customary in most scholarly research.
