- Guglielmo di Moerbeke, Geomantia: edizione critica e studio critico
- Tommaso di York, Sapientiale: edizione critica e studio critico
- Estimaverunt Indi: edizione critica e studio critico
- Giovanni del Galles, Edizione e studio critico del Compendiloquium de vita et dictis illustrium philosophorum
- Gli studi astrologici alla corte di Federico II: Il Liber Introductorius di Michele Scoto: edizione critica del Prologo al Liber Introductorius
- Le piante nel pensiero medievale. Il De vegetabilibus di Alberto il Grande e il libro VII della Catena aurea entium di Enrico di Herford
- Agostino da Trento: peste e astrologia nel Trecento trentino
1. Guglielmo di Moerbeke, Geomantia, edizione critica (Elisa Rubino) e studio critico (Alessandra Beccarisi)
La Geomantia è un trattato di arte geomantica attribuito a Guglielmo di Moerbeke a partire da un insieme di testi tradotti probabilmente già nel XII secolo dall’arabo in latino. Conobbe una notevole fortuna, come dimostra la tradizione manoscritta che comprende 15 manoscritti latini (di cui 3 sono stati scoperti nell’ambito della ricerca in corso) e 3 in volgare. Il testo è ancora oggi completamente inedito. Benché non coinvolto esplicitamente nella condanna del 1277, il trattato di geomanzia composto da Guglielmo di Moerbeke è stato spesso accostato all’Estimaverunt Indi, che ne rappresenta una probabile fonte. L’edizione critica dell’opera è stata condotta nell’ambito del progetto FIRB 2012 (Prevedere gli eventi e controllare la natura: modelli di razionalità operativa e circolazione dei saperi nel Medioevo arabo, ebraico e latino. Edizione di testi e studi dottrinali). I primi risultati del progetto sono pubblicati nei volumi Geomancy and Other Forms of Divination, ed. A. Palazzo and I. Zavattero (Micrologus Library 87), Edizioni del Galluzzo, Firenze 2017 e Moral Agency and Its Constraints: Fate, Determinism and Free Will in the Middle Ages, ed. A. Beccarisi e F. Retucci, in Medioevo. Rivista di storia della filosofia medievale 42 (2017) con contributi di Thomas Ricklin, Andreas Speer, Georgi Kapriev, Carlos Steel, Guy Guldentops, Irene Zavattero, Nadia Bray, Elisa Rubino, Maria Lucrezia Leone, Pasquale Arfè, Stefano Rapisarda.
L’edizione critica è in corso di pubblicazione per la Unione Accademica Nazionale (previsione 2021)
Per quanto riguarda i risultati emersi e pubblicati in articoli specifici, questi si possono così riassumere:
La Geomantia è una compilazione di testi di provenienza araba. L’autore ha lavorato ampiamente secondo la modalità del compilator descritta da Bonaventura in un celebre passo («… aliena addendo, sed non de suo»), raccogliendo e sistematizzando testi diversi provenienti soprattutto dalla tradizione islamica, come dimostra una ‘nota d’autore’ tramandata dal manoscritto Kassel, Landesbibliothek, 2° Ms. astron. 3.
Per quanto riguarda la paternità dell’opera, oggetto da anni di accese discussioni tra gli studiosi, è da osservare che l’opera ci è pervenuta in 17 manoscritti, 15 dei quali ne indicano esplicitamente l’autore in Guglielmo di Moerbeke, penitenziario papale, mentre i due rimanenti sono privi di attribuzione. Si è deciso perciò, sulla base di una solida regola della filologia, di confermare l’attribuzione a Guglielmo di Moerbeke, in attesa, naturalmente, che più solide dimostrazioni non smentiscano il dato della trasmissione manoscritta.
Relativamente invece ai presupposti teorici di questa pratica, una delle più diffuse e note almeno fino al Rinascimento, il progetto in corso, che si avvia ormai alla conclusione, ha mostrato che essi derivano dal mutato paradigma culturale e filosofico che domina l’Europa del XII secolo. Sviluppata essenzialmente dagli Arabi come ‘ʿilm al-raml’ (letteralmente, scienza della sabbia), la geomanzia è una tecnica che insegna a formare figure a partire da punti tracciati sulla terra, sulla sabbia o sulla carta e a utilizzarle per predire eventi futuri. Il geomante, guidato nella sua pratica dall’influenza naturale degli astri, è in grado di rispondere alle domande del consultante su questioni specifiche. Ugo di Santalla, che pare essere il primo ad aver introdotto nel mondo latino la pratica geomantica attraverso la traduzione di un anonimo testo arabo, e ad applicare a questo in senso tecnico il vecchio termine isidoriano di geomantia, ne sottolinea il processo puramente naturale. Il lavoro del geomante è considerato, dunque, una sorta di maieutica, che porta alla luce ciò che è già presente nella mente del consultante. I supporti materiali come punti, terra, sabbia o carta sono semplicemente, di per sé, pezzi di legno, ossa o tracce sulla sabbia o segni su un pezzo di carta. Tuttavia, all’interno di un quadro specifico, essi acquistano significato e diventano manifestazione del divino e della struttura razionale del cosmo. Il geomante è il catalizzatore di questo processo: egli non solo è il responsabile della decodifica del messaggio ‘criptato’ nelle figure, ma è anche colui che sa leggere l’anima del consultante. Gli autori di trattati geomantici sono per lo più traduttori di opere filosofiche, mediche e astrologiche, mentre tra i lettori vi sono spesso i chierici. Questo vale per Michele, arcivescovo di Tarragona, al quale Ugo di Santalla dedica la sua opera, e per Tedisio Fieschi, l’eletto arcivescovo di Reggio al quale Bartolomeo di Parma offre la sua Summa geomantiae. È per il signore normanno Pietro di Preaux che Gautier le Breton traduce in francese «Le livre de geomancie» di «frere Guillame de Morbec». Come si desume dai cataloghi, i proprietari dei manoscritti geomantici durante il Medioevo sono principi, chierici e intellettuali. Massimiliano I duca di Baviera aveva raccolto una imponente collezione di testi alchemici, magici e soprattutto geomantici tuttora conservati presso la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco. Questo documenta non solo un’ampia circolazione di manoscritti geomantici tra la classe dirigente e colta medievale, ma anche un interesse specifico per la capacità predittiva di questa ars et scientia.
Responsabile scientifica: Alessandra Beccarisi
2. Estimaverunt Indi. Edizione critica e studio critico a cura di Alessandro Palazzo)
L’Estimaverunt Indi è un trattato anonimo probabilmente composto in arabo nel XII secolo e divenuto presto una fonte importante della tecnica geoman- tica. Nel 1277 viene nominato, insieme al De amore di Andrea Cappellano, nel Sillabo di Stefano Tempier, che condanna anche testi negromantici e geomantici non meglio precisati. Nonostante l’importanza di questo testo per la storia della cultura, esso è a tutt’oggi inedito. Il progetto si prefigge dunque i seguenti obiettivi:
(1) Ricostruzione accurata della tradizione manoscritta dell’Estima- verunt Indi, tenendo conto di eventuali volgarizzamenti del testo e considerando la Mitüberlieferung del trattato; (2) Edizione critica integrale del trattato; (3) Studio delle grandi questioni teoriche che fanno da sfondo alla divinazione naturale sulla base degli scritti di autorevoli testimoni del dibat- tito tardo-medievale sul fato (Alberto Magno, Ulrico di Strasburgo, Sigieri di Brabante, ecc.); (4) Studio del ruolo giocato dall’Estimaverunt Indi nel dibattito sulla causalità celeste e sulla divinazione naturale, dei contesti di circolazione del trattato e della sua influenza, della relazione con la condanna del 1277.
Il progetto si è svolto nell’ambito del FIRB 2012.
Responsabile scientifico: Alessandro Palazzo
3. Tommaso di York, edizione critica del Sapientiale
Tommaso di York è stato un prominente teologo e filosofo attivo all’Uni- versità di Oxford tra il 1253 e il 1256. Tra le sue opere più importanti va ricordato il Sapientiale, opera considerata da Martin Grabmann come il più importante esempio di una metafisica autonoma nell’era dell’alta scolastica.
L’edizione critica dell’opera viene condotta nell’ambito di un progetto FIRB (IAELW – L’impatto dell’etica aristotelica sull’Occidente latino 1240- 1290): le radici medievali di un nuovo approccio all’agire umano, ai diritti individuali e al bene comune. Edizioni critiche di testi e studi storico-dottrinali. È stato pubblicato il volume Sapientiale, III, 1-20, ed. A. Punzi
Volumi in preparazione:
Sapientiale, I, 1-18, ed. F. Retucci
Sapientiale, I, 19-45, ed. S. Tuzzo
Sapientiale, II, 1-18, ed. M. Maniglio
Sapientiale, II, 19-33, ed. D. Di Segni et M. Mauriège
Sapientiale, III, 21-32, ed. A. Sannino
Sapientiale, IV, 1-18, ed. C. Colomba
Responsabile scientifica: Fiorella Retucci
4. Giovanni del Galles, Edizione e studio critico del Compendiloquium de vita et dictis illustrium philosophorum
Il Compediloquium de vita et dictis illustrium philosophorum, tramandato in 27 manoscritti, è una collezione, divisa in dieci parti, di dicta e exempla di antichi filosofi pagani, scelti perché ritenuti notabilia, praedicabilia e imitabilia. I filosofi citati nel Compendiloquium appartengono quasi tutti alla storia della filosofia antica: Platone, Cicerone, Seneca, Aulo Gellio, Valerio Massimo e Macrobio; tra i Padri della Chiesa, soprattutto Agostino e Girolamo; tra i medievali, Giovanni di Salisbury. Testi ancora poco diffusi nella cultura del quattordicesimo secolo sono citati nel Compendiloquium: le Epistolae, il De beneficiis e i dialoghi di Seneca; le Tusculanae disputationes, il De senectute e il De divinatione di Cicerone; entrambi i libri delle Noctes Atticae di Aulo Gellio, la rara traduzione latina della Suda di Roberto Grossatesta.
Responsabile scientifica (Alessandra Beccarisi)
5. Gli studi astrologici alla corte di Federico II: Il Liber Introductorius di Michele Scoto: edizione critica del Prologo al Liber Introductorius
Questo progetto si propone di fornire una nuova edizione del lungo Prohemium al Liber Introductorius, trilogia enciclopedica composta da Michele Scoto verosimilmente tra il 1228 ed il 1235 su richiesta di Federico II.
Secondo Charles Burnett dal Prohemium risulta abbastanza chiaro che Michele considerava tutte e tre le parti dell’opera − il Liber quattuor distinctionum, il Liber particularis e il Liber phisionomie − come il Liber introductorius, vale a dire «il libro che introduce all’astrologia», a cui egli aggiunse una prefazione generale, appunto il Prohemium.
Di questa preziosa e ricca sezione introduttiva (ca. 19 ff.) apparve nel 1978, sotto forma di dissertazione dottorale, l’edizione di Glenn Michael Edwards. Alla luce di uno studio preliminare condotto sul Prohemium del Liber nel corso dell’elaborazione della mia tesi magistrale, l’edizione di Edwards ha rivelato carenze significative riguardo all’apparato delle varianti e all’apparato delle fonti. Mentre il primo non risulta congruo ai criteri standard di un’edizione critica moderna, la ricerca delle fonti risulta del tutto inadeguata e parziale per ammissione stessa dell’editore.
Configurandosi come l’enciclopedia medievale più completa del sapere demonologico e magico astrale di impianto ancora cristiano, il Liber introductorius ha goduto dell’attenzione di numerosi studiosi, suscitata dalla straordinaria ricchezza delle sue fonti e dalla complessità della sua tradizione. Tuttavia ancora oggi non risulta pervenuta un’edizione critica completa, nonostante l’opportunità e l’urgenza ne siano state più volte espresse e annunciate.
Il progetto di ricerca, avendo come scopo l’edizione critica di questa sezione introduttiva del Liber, si propone di fornire preliminarmente un’introduzione all’autore e alle sue opere, una guida alla lettura del Prohemium e uno studio dettagliato sulla tradizione del testo e sulle sue vicende redazionali. Attualmente l’edizione critica è disponibile come dissertazione finale del dottorato internazionale di ricerca in Forme e storia dei saperi filosofici presso l’Università del Salento. È programmata la pubblicazione presso Micrologus per il 2023.
Responsabile scientifica: Eleonora Andriani
Post-doc progetto ALFA – Osservatorio di Parigi
6. Le piante nel pensiero medievale. Il De vegetabilibus di Alberto il Grande e il libro VII della Catena aurea entium di Enrico di Herford
Il progetto di ricerca mira a indagare il De vegetabilibus di Alberto il Grande e la tradizione di studi botanici che da tale opera origina, e a redigere l’edizione critica del libro VII (ansae 1-2) della Catena aurea entium di Enrico di Herford. Il libro VII della Catena aurea entium costituisce un luogo testuale privilegiato in cui l’opera del doctor universalis viene rielaborata per modum quaestionis e in cui la trattazione viene arricchita da numerose nuove fonti, tra le quali spicca per importanza il Colliget di Averroè. L’edizione critica dell’opera è stata condotta dapprima nell’ambito del Dottorato internazionale in “Filosofia. Forma e storia dei saperi filosofici” (Università del Salento/Universität zu Köln) e poi nell’ambito del progetto PRIN 2017 (Averroismo. Storia, implicazioni e sviluppi di una tradizione culturale).
Responsabile scientifica: Marilena Panarelli
7. Agostino da Trento: peste e astrologia nel Trecento trentino
Il progetto esamina il trattatello sulla peste scritto da Agostino da Trento, dell’ordine degli eremitani di S. Agostino, dapprima lector allo studium di Perugia, sede di un’importante scuola medica, e poi segretario del vescovo Nicolò di Brno (1338-1347). Il testo è convenzionalmente denominato Epistula astrologica perché si presenta come un tentativo di spiegare, alla luce delle congiunzioni celesti, le epidemie di peste che a più riprese flagellarono l’Europa nel Trecento. Agostino propone dei metodi per il calcolo su base matematica e per la previsione dello scatenarsi delle epidemie. Per prevenire e contrastare la diffusione della peste, il frate agostiniano fissa inoltre una serie di regole igieniche e di precetti dietetici. Il trattato attinge alle maggiori fonti di contenuto astrologico e medico di origine greca e araba. Agostino affronta infine, con l’ausilio delle fonti teologiche patristiche e scolastiche, l’annosa questione del rapporto tra libero arbitrio e determinismo astrale, questione che era al centro dei dibattiti tardo-medievali sulla causalità celeste e sulle arti di previsione del futuro.
Obiettivo primario del progetto è l’edizione del trattato, tramandato in due redazioni testimoniate da tre codici (München, BSB, Clm. 276 e 647 contengono la versione del 1340, mentre Cracovia, Biblioteca Jagelloska, Cod. 566 quella del 1348). L’edizione sarà corredata dall’apparato delle figurae caeli e delle tavole geometriche elaborate da Agostino in funzione della previsione dello scatenarsi della peste e da un glossario dei termini medici usati nel testo.
Responsabili scientifici: Alessandro Palazzo e Francesca Bonini
