Percorsi CETEFIL · Storia dei saperi
LE STELLE E IL SAPERE
L’astrologia tra Medioevo e contemporaneità
In questa pagina //
- Un manifesto contro l’astrologia (1975)
- Scienza o pseudoscienza? Popper e l’effetto Forer
- A che cosa serve l’oroscopo? La lettura di Adorno
- Astronomia e astrologia nel Medioevo
- La «scienza delle stelle» nel mondo islamico
- Il ritorno in Occidente: traduttori e corti
- Michele Scoto alla corte di Federico II
- Astrologi e potere: da Baghdad alla Casa Bianca
- Tra sospetto e condanna
- Filosofe e scienziate del cielo
- Per discutere in classe
- Bibliografia e sitografia
In questa pagina
- Un manifesto contro l’astrologia (1975)
- Scienza o pseudoscienza? Popper e l’effetto Forer
- A che cosa serve l’oroscopo? La lettura di Adorno
- Astronomia e astrologia nel Medioevo
- La «scienza delle stelle» nel mondo islamico
- Il ritorno in Occidente: traduttori e corti
- Michele Scoto alla corte di Federico II
- Astrologi e potere: da Baghdad alla Casa Bianca
- Tra sospetto e condanna
- Filosofe e scienziate del cielo
- Per discutere in classe
- Bibliografia e sitografia

Nel 1975 centinaia di scienziati firmarono un manifesto contro l’astrologia; otto secoli prima Michele Scoto, astrologo di Federico II, la definiva «regina delle scienze». Questa pagina ripercorre il dibattito sull’astrologia dalle critiche del Novecento alle discussioni medievali su libero arbitrio, conoscenza della natura e potere, per mostrare come lo statuto della «scienza delle stelle» sia sempre stato oggetto di controversia, per ragioni che cambiano da un’epoca all’altra.
Questa pagina prosegue il lavoro avviato con la Wiki «La corte del Puer Apuliae», dedicata agli intellettuali e ai dibattiti scientifici e filosofici che animarono la corte di Federico II.
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Un manifesto contro l’astrologia (1975)
Nel 1975 il bimestrale americano The Humanist pubblicò il manifesto Objections to Astrology, sottoscritto da 186 scienziati, tra cui 18 premi Nobel. Lo avevano promosso e redatto l’astronomo Bart J. Bok (Università dell’Arizona), lo scrittore scientifico Lawrence E. Jerome e il filosofo Paul Kurtz (Università di Buffalo). Nel dicembre dello stesso anno il testo uscì in volume, accompagnato da due saggi di Bok e Jerome; nel frattempo i firmatari erano saliti a 192, con 19 premi Nobel.
Lo scopo dichiarato era contrastare «la crescente accettazione dell’astrologia in molte parti del mondo», ribadirne l’inattendibilità scientifica e mettere in guardia i lettori da quelli che il testo chiamava senza mezzi termini «ciarlatani». L’iniziativa ebbe grande risonanza mediatica e suscitò reazioni contrastanti nella stessa comunità scientifica.
Tra le voci critiche spicca quella del filosofo della scienza Paul Feyerabend. Pur dichiarando di non essere un sostenitore dell’astrologia, Feyerabend contestò il modo in cui il manifesto era stato scritto e diffuso, giudicandolo dogmatico e, in ultima analisi, antiscientifico. Il documento aveva, a suo dire, un «tono religioso»: delegittimava la disciplina non attraverso una confutazione puntuale dei suoi presupposti, ma facendo leva sul numero e sull’autorità dei firmatari. Con un paragone volutamente provocatorio, Feyerabend accostò il manifesto al Malleus Maleficarum, il trattato contro la stregoneria pubblicato nel 1487 dai domenicani Heinrich Kramer e Jacob Sprenger: almeno gli autori del Malleus, osservava, conoscevano a fondo la materia che combattevano.
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Scienza o pseudoscienza? Popper e l’effetto Forer
La controversia del 1975 è solo un episodio di una storia molto più lunga. Già nel 1953, in una celebre conferenza tenuta a Cambridge, Karl Popper aveva usato l’astrologia come esempio per illustrare il principio di falsificabilità, il criterio con cui distingueva ciò che è scienza da ciò che non lo è:
«L’astrologia non superava il controllo. Gli astrologi erano talmente colpiti, e fuorviati, da quelli che ritenevano dati corroboranti, che restavano del tutto indifferenti di fronte a qualsiasi prova contraria. […] È un tipico trucco degli indovini predire gli eventi in modo così vago che difficilmente le predizioni possono risultare false, ed esse diventano per ciò inconfutabili.»
K. Popper, Congetture e confutazioni
Per Popper l’astrologia, a differenza della teoria della relatività e non troppo diversamente dalla psicoanalisi e dal marxismo, era un caso esemplare di pseudoscienza, perché fondata su asserzioni così generiche da non poter mai essere smentite.
Proprio sulla genericità aveva lavorato, alla fine degli anni Quaranta, lo psicologo statunitense Bertram R. Forer. Consegnò ai suoi studenti una stessa descrizione della personalità, composta da tredici affermazioni tratte da una rivista di astrologia, e ciascuno di loro dichiarò di riconoscersi largamente in quel ritratto. È il cosiddetto effetto Forer (o effetto Barnum, o effetto di convalida personale): di fronte a formulazioni vaghe, che spesso contengono insieme una caratteristica e il suo contrario, ognuno tende a ritrovarvi qualcosa di sé, secondo un meccanismo legato al bias di conferma.
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A che cosa serve l’oroscopo? La lettura di Adorno
Nel Novecento il dibattito non è rimasto confinato all’epistemologia: ci si è chiesti anche quale funzione sociale svolga l’astrologia. Il manifesto del 1975 proponeva una risposta: «In questi tempi incerti molti bramano il conforto di avere una guida nel prendere decisioni. Vorrebbero credere in un destino predeterminato da forze astrali al di fuori del loro controllo».
Un’analisi ben più articolata era stata svolta da Theodor W. Adorno, che aveva studiato gli oroscopi pubblicati tra il novembre 1952 e il febbraio 1953 nella rubrica «Astrological Forecasts» di Carroll Righter sul Los Angeles Times. Il saggio, uscito nel 1957 sul Jahrbuch für Amerikastudien e ripubblicato su Telos nel 1974 e in volume nel 1975, è oggi disponibile in italiano con il titolo Stelle su misura. Come ha osservato Giulio Navarra, Adorno, con strumenti di matrice marxista e psicoanalitica, non si interessa tanto all’infondatezza scientifica dell’astrologia quanto al ruolo che essa svolge nella società dei consumi, ormai assorbita dall’industria culturale.
«Ciò rivela l’idea più importante della rubrica, cioè che i lettori sono o si sentono fondamentalmente dipendenti, si trovano costantemente in situazioni che non sono in grado di affrontare con le loro forze […]. Seguendo sistematicamente questo procedimento, l’astrologo tende a diffondere il modello di dipendenza e a trasformare un numero crescente di persone in individui dipendenti.»
T.W. Adorno, Stelle su misura
Ciò che può sembrare un innocuo passatempo è per Adorno una vera e propria «ideologia della dipendenza», che contiene «un’implicita metafisica dell’adattamento». Se il cosmo è già ordinato e all’individuo resta soltanto da attendere che qualcuno gli dica se e quando agire, lo status quo appare naturale, dunque immodificabile. E poiché l’oroscopo si rivolge al lettore come se parlasse proprio a lui, promettendogli che, nonostante fatiche e frustrazioni, tutto volgerà al meglio, l’ordine esistente finisce per apparire anche buono e giusto, e ogni tensione a cambiarlo inutile o dannosa. L’astrologia ha così, secondo Adorno, un carattere strutturalmente autoritario: mantiene l’individuo in una condizione di infanzia perenne, capace di agire solo con il consenso di un’istanza superiore.
Il destinatario ideale di questo meccanismo è per Adorno il «semicolto»: chi ha cominciato a porsi domande ed è insoddisfatto della superficie delle cose, ma non dispone degli strumenti critici necessari per comprendere le dinamiche sociali in cui è immerso. Per lui l’oroscopo diventa un rituale quotidiano di apparente buonsenso, una valvola di sfogo che, come i sogni o le soap opera, aiuta ad adattarsi alla realtà anziché a metterla in discussione.
Pur con tutta la cautela che simili accostamenti richiedono, è significativo che negli Stati Uniti la diffusione mediatica dell’astrologia coincida, nel caso studiato da Adorno, con gli anni del maccartismo e, nel caso del manifesto del 1975, con una fase di generale disorientamento segnata dalla sconfitta in Vietnam, dallo scandalo Watergate e dall’evoluzione dei movimenti giovanili degli anni Sessanta verso la spiritualità New Age: periodi di paura e controllo sociale, oppure di disillusione e ripiegamento, nei quali il bisogno di rassicurazione era particolarmente diffuso.
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Astronomia e astrologia nel Medioevo
Le controversie novecentesche non sono un’eccezione. Come ricorda la storica Hilary M. Carey, «non vi è [stato] periodo storico in cui l’astrologia non abbia trovato sia sostenitori sia detrattori su basi razionali, teologiche e morali». Franco Ferrarotti, nella prefazione all’edizione italiana del saggio di Adorno, sottolinea come l’astrologia sia sempre stata difficile da collocare nella distinzione platonica tra epistéme, la conoscenza dimostrabile, e dóxa, la semplice opinione.


A cambiare nel tempo sono soprattutto le ragioni della critica. Oggi all’astrologia si rimprovera di essere antiscientifica; nel Medioevo, osserva Carey, le si rimproverava piuttosto di essere troppo deterministica e troppo vicina alle scienze naturali. Per capire perché, conviene partire dalle definizioni dei medievali stessi.
Isidoro di Siviglia (VI–VII secolo), nelle Etymologiae, distingue nettamente le due discipline:
«L’astronomia si occupa del movimento dei cieli, del sorgere e del tramontare degli astri […]. L’astrologia, invece, si divide in una parte naturale e in una parte superstiziosa. È naturale nella misura in cui studia i moti del Sole e della Luna oppure le posizioni specifiche degli astri in relazione alle stagioni. È invece una credenza superstiziosa quella seguita dagli astrologi quando praticano la divinazione attraverso gli astri […] oppure quando cercano di predire, attraverso il movimento degli astri, il destino e il carattere delle persone in base al momento della loro nascita.»
Isidoro di Siviglia, Etymologiae
Per Isidoro è dunque legittima l’astrologia naturale, che studia l’influsso degli astri sui fenomeni fisici, mentre è superstizione quella che più tardi sarà chiamata astrologia giudiziaria, cioè la previsione degli eventi collettivi e del destino dei singoli a partire dalla posizione degli astri al momento della nascita.
Alla fine del XII secolo il vescovo e lessicografo Uguccione da Pisa, nelle Magne derivationes, presenta invece l’astrologia come un’ars interna all’astronomia: se l’astronomo (da nomos, legge) studia le leggi che regolano il moto dei corpi celesti, l’astrologo (da logos, discorso) produce un «discorso sulle stelle», un sapere essenzialmente interpretativo. Tra Isidoro e Uguccione emerge così l’identità mutevole della disciplina medievale: parte applicativa dell’astronomia, distinta da essa o sovrapponibile a essa, e articolata al suo interno in pratiche moralmente lecite e illecite.
Una prima distinzione risaliva già a Claudio Tolomeo (II secolo), autore sia dell’Almagesto, fondamento del modello geocentrico per oltre un millennio, sia del Tetrabiblos, il grande manuale di astrologia dell’antichità.
Il problema del libero arbitrio

Nell’Europa latina dell’alto Medioevo la conoscenza della scienza greca, astronomia e astrologia comprese, si ridusse sensibilmente. Con l’affermarsi del cristianesimo l’astrologia divenne inoltre oggetto di controversia teologica. Lo studio degli astri e dei loro effetti sul mondo naturale continuò a essere considerato utile; il problema era l’astrologia giudiziaria. Affermare che i corpi celesti determinano eventi e destini significava attribuire loro un’autonomia rispetto alla volontà del Creatore e mettere in discussione il libero arbitrio: se fossero le stelle a decidere il carattere e la sorte delle persone, che ne sarebbe della responsabilità individuale? Per questa ragione i Padri della Chiesa, e in particolare Agostino di Ippona, condannarono l’astrologia come superstizione. Agostino, che nelle Confessioni racconta di aver consultato in gioventù «quegli imbroglioni che sono detti astrologi», ne contestava anche le pretese capacità predittive.
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La «scienza delle stelle» nel mondo islamico
Nel mondo bizantino e soprattutto in quello islamico la situazione fu diversa. La «scienza delle stelle» (ʿilm al-nujūm), che univa astronomia e astrologia sul modello delle opere di Tolomeo, acquistò importanza già sotto il califfato omayyade e raggiunse il suo culmine con la dinastia abbaside. Secondo la tradizione, nel 762 il califfo al-Manṣūr fondò la nuova capitale, Baghdad, su consiglio dei suoi astrologi, tra cui l’ebreo Māshāʾallāh: un episodio che mostra come l’astrologia potesse servire anche a rappresentare e legittimare il potere politico.
Durante la cosiddetta «età dell’oro islamica» Baghdad divenne un centro culturale di primo piano, con un imponente lavoro di recupero e traduzione del patrimonio scientifico greco e persiano e con istituzioni come la Bayt al-Ḥikma, la «Casa della Sapienza». Il mecenatismo della corte abbaside assicurò agli astrologi un ruolo tutt’altro che marginale negli equilibri di palazzo. Anche qui, tuttavia, non mancarono le critiche: tra le più importanti quelle di Ibn Sīnā (Avicenna) e Ibn Rushd (Averroè), che vanno però lette ciascuna all’interno della rispettiva filosofia e non sono tra loro equivalenti.
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Il ritorno in Occidente: traduttori e corti
Tra il XII e il XIII secolo l’Occidente latino conobbe una forte ripresa degli studi astrologici, favorita dalla traduzione delle opere scientifiche arabe, i cui centri principali furono Toledo e il Regno normanno di Sicilia. Tra i protagonisti di questa trasmissione figurano Adelardo di Bath, Gherardo da Cremona e Giovanni di Siviglia, e, dagli inizi del Duecento, Michele Scoto.
L’astrologia entrò allora anche nelle corti. Alcuni studiosi, tra cui J.D. North, attribuiscono ad Adelardo di Bath gli oroscopi redatti per Enrico Plantageneto, di cui egli fu probabilmente precettore: in un’epoca di sanguinose guerre di successione, è plausibile che servissero a sostenere le pretese di Enrico al trono d’Inghilterra, che in seguito avrebbe effettivamente ottenuto.
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Michele Scoto alla corte di Federico II

La figura che meglio rappresenta il rapporto tra astrologia e politica in questo periodo è Michele Scoto. Dopo aver lavorato come traduttore a Toledo, entrò alla corte di Federico II di Svevia come esperto di astronomia, astrologia e matematica. L’originalità del filosofo scozzese sta nel tentativo di rafforzare la legittimità scientifica dell’astrologia rendendola compatibile con l’ortodossia cristiana. Alla sua figura è dedicata una voce della Wiki «La corte del Puer Apuliae».
Le stelle come segni
Nella sua opera principale, il Liber introductorius, e in particolare nella quarta distinctio dedicata all’anima (De anima), Michele affronta la principale obiezione dei Padri della Chiesa: il rischio del determinismo astrale. La sua risposta è che causa e fine ultimo di tutte le cose resta soltanto Dio; le stelle sono i mezzi attraverso cui la volontà divina si manifesta, i signa del disegno divino, e non possono produrre da sole alcun effetto sul mondo sublunare. Nel Prohemium lo spiega con un’immagine efficace:
«Le stelle sono come l’insegna appesa fuori da una taverna; l’insegna segnala la presenza del vino, ma non è essa stessa il vino.»
Michele Scoto, Liber introductorius
Gli astri indicano con la loro presenza e i loro movimenti l’ordine voluto da Dio, ma non agiscono in autonomia. L’astrologia, in quanto unica scienza capace di decifrare questi segni, diventa così non solo compatibile con la dottrina cristiana, ma una delle sue espressioni più alte.


Approfondimento · L’obiezione dei gemelli
Una delle critiche più antiche all’astrologia riguarda i gemelli: se le stelle determinassero il destino, chi nasce nello stesso momento dovrebbe avere lo stesso carattere e la stessa sorte. Cicerone, nel De divinatione, riprendendo un argomento dello scettico Carneade, ricordava i gemelli Procle ed Euristene, re di Sparta, diversi per durata della vita e per imprese compiute. Agostino, nel De civitate Dei, portava l’esempio biblico di Esaù e Giacobbe, nati l’uno subito dopo l’altro eppure diversissimi.
Agostino rispondeva così anche al filosofo e astrologo romano Publio Nigidio Figulo (I secolo a.C.), che aveva cercato di salvare l’astrologia con un esperimento: fatta girare velocissima una ruota da vasaio, la colpì due volte di seguito con l’inchiostro in quello che sembrava lo stesso punto; a ruota ferma, i due segni risultarono molto distanti. Allo stesso modo, sosteneva Figulo, un breve istante sulla terra corrisponde a un grande spostamento degli astri. Agostino giudicò debole l’argomento e ironizzò su quella «ruota di vasaio» che fa girare «uomini dalla testa d’argilla». In tempi recenti l’obiezione dei gemelli è stata riproposta al grande pubblico dall’astronomo Carl Sagan nella serie televisiva Cosmos (1980).
Inclinazione, non destino
Michele affronta l’obiezione dei gemelli riformulando la questione. L’influsso degli astri sul carattere e sulla sorte va inteso come predisposizione: non una direzione obbligata verso un esito già scritto, ma un’inclinazione, una possibilità, aperta a esiti diversi a seconda di altri fattori, come l’equilibrio degli umori del corpo, il luogo del concepimento e le differenze tra le nature individuali. In questo modo l’influsso celeste resta compatibile con un’esperienza comune: persone con lo stesso tema natale hanno spesso vite molto diverse.
Pur in un orizzonte concettuale lontanissimo dal nostro, il modello di Michele presenta un’analogia strutturale con il paradigma epigenetico: come una predisposizione genetica, l’influsso degli astri orienta verso certi tratti o certe malattie, ma l’esito finale dipende da numerosi fattori ambientali e contingenti. Lo stesso Feyerabend notava che la massima secondo cui le stelle «inclinano ma non costringono» non è così diversa dal modo in cui la moderna teoria dell’ereditarietà ragiona per inclinazioni.
La «regina delle scienze»
Michele non si limita a rispondere alle critiche: radica l’astrologia nella medicina e nella teologia. Con la medicina, perché i corpi celesti, pur non agendo sulla volontà umana, influiscono sul corpo e sulle sue funzioni; con la teologia, perché interpretare i segni del firmamento permette di contemplare l’ordine cosmico voluto da Dio. Per questo l’astrologia è per lui «regina delle scienze»: contribuisce sia alla salute del corpo sia alla salvezza dell’anima.

A questa nuova dignità della disciplina corrisponde, nell’opera, un vero elogio dell’astrologo, forse anche a legittimazione della posizione dello stesso Michele. Poiché sa decifrare la volontà celeste, l’astrologo ha un’anima più vicina a Dio di quella di un falegname o di un contadino, occupati in attività soltanto pratiche. Nella terza distinctio questa superiorità si traduce in un ruolo sociale privilegiato: la competenza dell’astrologo può compensare la miopia dei governanti, troppo presi dagli affari quotidiani per prevedere ciò che potrebbe accadere e intervenire in tempo. L’astrologo diventa così una figura chiave dell’azione di governo.
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Astrologi e potere: da Baghdad alla Casa Bianca
Il legame tra scienza delle stelle e politica, già visibile nella fondazione di Baghdad e alla corte di Federico II, si estenderà alle corti rinascimentali e in alcuni contesti durerà ben oltre l’età moderna. Carey ricorda, ad esempio, che alla corte ottomana l’astrologo di corte rimase in funzione fino al 1924, quando fu eliminato nell’ambito della secolarizzazione della Turchia promossa da Atatürk.

Anche il Novecento offre esempi noti. Ronald Reagan, eletto governatore della California nel novembre 1966, prestò giuramento il 2 gennaio 1967 alle 00:10. L’orario notturno aveva una ragione politica precisa, cioè impedire al governatore uscente Pat Brown di sfruttare le ultime ore di mandato per nominare giudici a lui vicini; alcune fonti sostennero tuttavia che proprio le 00:10 fossero state indicate come momento propizio da Carroll Righter, l’astrologo della rubrica studiata da Adorno, che i Reagan conoscevano dagli anni di Hollywood.
Dopo l’attentato del 1981 contro il presidente Reagan, la moglie Nancy si rivolse all’astrologa di San Francisco Joan Quigley per individuare i momenti più sicuri per le apparizioni pubbliche del marito. Secondo l’ex capo di gabinetto della Casa Bianca Donald T. Regan, da allora anche decisioni politiche importanti sarebbero state sottoposte al suo parere. I Reagan respinsero l’accusa: per Nancy, sostennero, l’astrologia era stata soltanto un modo per affrontare il trauma dell’attentato, senza alcuna influenza sull’azione politica del presidente. Al di là della ricostruzione dei fatti, il clamore del caso mostra quanto il tema tocchi non solo il rapporto con il potere, ma anche il bisogno umano di trovare strategie per tollerare l’incertezza.
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Tra sospetto e condanna
La sintesi tra scienza arabo-islamica e ortodossia cristiana tentata da Michele Scoto non significa che l’astrologia fosse accettata senza riserve. Dante colloca Michele nella bolgia degli indovini, come colui «che veramente / delle magiche frode seppe il gioco» (Inferno XX, 116-117): segno di un’associazione molto forte, nell’immaginario del tempo, tra astrologia e inganno.
Nel tardo Medioevo l’astrologia faceva parte del curriculum universitario, soprattutto in relazione alla medicina, ma chi la praticava doveva esprimersi con prudenza, sempre esposto all’accusa di eresia. È il caso di Pietro d’Abano, medico, astrologo e professore di medicina a Padova tra XIII e XIV secolo, più volte processato per negromanzia e determinismo astrale e condannato al rogo dall’Inquisizione dopo la morte. Altri, come il teologo Pierre d’Ailly tra la fine del Trecento e i primi decenni del Quattrocento, tentarono nuove conciliazioni con la fede.
I secoli successivi accentueranno questa ambivalenza. La prima età moderna segnerà l’apogeo dell’astrologia nelle corti europee; la rivoluzione scientifica, i cui protagonisti, come Tycho Brahe, Keplero e Galileo, non di rado l’avevano studiata e praticata, contribuirà invece a espellerla dal canone delle scienze, separandola definitivamente dall’astronomia. Ciò non le impedirà di conservare, fino a oggi, uno spazio e una funzione, per quanto controversi, nella società.
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Filosofe e scienziate del cielo
La storia dell’astronomia e dell’astrologia è stata raccontata a lungo come una storia di soli uomini. Eppure, tra Antichità e Medioevo, diverse donne hanno studiato il cielo, costruito strumenti per osservarlo e riflettuto sul rapporto tra il cosmo e il corpo umano. Alcuni esempi:
- Ipazia di Alessandria (IV–V secolo), filosofa neoplatonica, matematica e astronoma, lavorò con il padre Teone ai commenti all’Almagesto di Tolomeo, lo stesso autore da cui prende avvio la distinzione tra astronomia e astrologia.
- Maryam al-Asṭurlābī (X secolo), attiva ad Aleppo alla corte di Sayf al-Dawla, era nota come costruttrice di astrolabi, lo strumento che Uguccione da Pisa considerava proprio dell’arte astronomica.
- Ildegarda di Bingen (1098–1179), badessa benedettina, elaborò nelle sue opere una visione del cosmo in cui macrocosmo e microcosmo, universo e corpo umano, si corrispondono, e scrisse di medicina e scienze naturali.
A queste e ad altre figure il CETEFIL dedica un percorso specifico, pensato anche per le scuole e costruito a partire dalla figura di Ipazia.
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Per discutere in classe
Le domande che seguono possono essere usate per un debate: la classe si divide in due gruppi, ciascuno sostiene una delle tesi proposte.
1. L’astrologia nel Medioevo: sapere da legittimare o pratica da limitare?
L’astrologia fu parte integrante della cultura medievale, ma la sua legittimità rimase controversa: poteva contribuire alla conoscenza della natura e all’esercizio del potere, ma sollevava interrogativi sul libero arbitrio e sulla responsabilità umana.
Tesi A: l’astrologia era una forma di conoscenza legittima nel contesto culturale medievale e non doveva essere condannata.
Tesi B: le sue pretese predittive e le sue implicazioni teologiche giustificavano condanne e forme di controllo.
2. L’astrologia oggi: strumento di orientamento o forma di dipendenza?
Nel corso della storia l’astrologia ha offerto a molte persone una chiave di lettura delle proprie esperienze e un aiuto nel gestire l’incertezza propria della condizione umana. Consultare gli astri è una forma di rassicurazione o può diventare una parziale rinuncia alla propria autonomia?
Tesi A: l’astrologia risponde al bisogno umano di dare senso alle esperienze e può offrire un linguaggio simbolico per interpretarle, senza compromettere la capacità di autodeterminazione dell’individuo.
Tesi B: l’astrologia può rafforzare il senso di dipendenza e di impotenza, inducendo a delegare le proprie decisioni a un’autorità esterna e ad accettare passivamente la realtà come immodificabile.
Attività · Michele Scoto tra storia, filosofia e letteratura
Dante colloca Michele Scoto nella quarta bolgia dell’Inferno, tra gli indovini; Boccaccio, nella nona novella dell’ottava giornata del Decameron, lo ricorda come «gran maestro in nigromantia». Alla fine dell’Ottocento, invece, Arturo Graf, nel suo lavoro su miti e leggende medievali, ne riabilita la figura: «se Dante tornasse al mondo e riscrivesse la Commedia, si può tener per sicuro che Michele Scotto non sarebbe più posto da lui in quella bolgia».
Confrontando le opere di Michele con le testimonianze letterarie, prova a ricostruirne il profilo storico, distinguendo i dati documentabili dalle rielaborazioni leggendarie. Quali fattori culturali, religiosi e letterari hanno influito sul modo in cui è stato ricordato nel corso dei secoli? Un punto di partenza è la voce Michele Scoto della Wiki «La corte del Puer Apuliae».
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Bibliografia e sitografia
Bibliografia
- Adorno T.W., Stelle su misura. L’astrologia nella società contemporanea, Bibliotheka Edizioni, Roma 2025.
- Agostino, Confessioni, Rizzoli, Milano 1994.
- Agostino, La città di Dio, Einaudi-Gallimard, Torino-Parigi 1992.
- Alighieri D., Commedia, vol. II, a cura di G. Petrocchi, Mondadori, Milano 1966-67.
- Boccaccio G., Decameron, a cura di V. Branca, Utet, Torino 1956.
- Bok B.J., Jerome L.E., Kurtz P., Objections to Astrology, Prometheus Books, Buffalo 1975.
- Bok B.J., Jerome L.E., Kurtz P., «Objections to Astrology. A Statement by 186 Leading Scientists», The Humanist, 35, n. 3-4 (1975), pp. 4-6, in P. Grim, Philosophy of Science and the Occult, State University of New York Press, Albany 1982.
- Cannon L., Governor Reagan: His Rise to Power, PublicAffairs, New York 2003.
- Champion N., A History of Western Astrology, vol. II: The Medieval and Modern Worlds, Continuum, New York 2009.
- Cicerone, Della divinazione, Garzanti, Milano 1988.
- Feyerabend P., Science in a Free Society, NLB/Verso, Londra 1978.
- Forer B.R., «The Fallacy of Personal Validation: A Classroom Demonstration of Gullibility», The Journal of Abnormal and Social Psychology, 44, n. 1, pp. 118-123.
- Graf A., La leggenda di un filosofo, in Miti, leggende e superstizioni del Medioevo, vol. II, Loescher, Firenze-Roma 1893, pp. 239-288.
- Isidoro di Siviglia, Etymologies, Cambridge University Press, Cambridge 2006.
- Navarra G., «From Toledo to the Court of Frederick II. The ‘Science of the Stars’ and the Human Soul in the 4th distinctio (De anima) of Michael Scot’s Liber introductorius», Bulletin de Philosophie Médiévale, 65 (2023), pp. 35-63.
- Navarra G., «Astrology as the “Queen of Sciences” in Michael Scot’s Liber introductorius», Intersezioni. Rivista di storia delle idee, XLIV, n. 2 (2024), pp. 197-213.
- Popper K., La scienza: congetture e confutazioni, in G. Brianese (a cura di), «Congetture e confutazioni» di Popper e il dibattito epistemologico post-popperiano, Paravia, Torino 1988.
- Reagan N., Novak W., My Turn. The Memoirs of Nancy Reagan, Arrow Books, Londra 1990.
- Regan D.T., For the Record: From Wall Street to Washington, Arrow Books, Londra 1988.
- Sagan C., Il mondo infestato dai demoni. La scienza e il nuovo oscurantismo, Baldini & Castoldi, Milano 1997.
Sitografia
- Carey H.M., «Astrology in the Middle Ages», History Compass, 8, n. 8 (2010), pp. 888-902.
- Sagan C. (conduttore), Cosmos. A Personal Voyage, stagione 1, episodio 3, «The Harmony of the Worlds», regia di A. Malone, KCET, 1980, archive.org (consultato il 14/10/2026).
- Uguccione da Pisa, Magne derivationes, voce «Astrum», n. 375, DAMA – Dante Medieval Archive (consultato il 12/10/2026).
- Wiki «La corte del Puer Apuliae», Pagina principale e voce Michele Scoto.
Testo a cura di Chiara Valentini. Pagina web realizzata con i fondi OPEN APULIA: Patto Territoriale del Sistema Universitario Pugliese per l’Alta Formazione delle Imprese.
